Il numero di donne che partecipano attivamente alla vita politica dei propri Paesi è in aumento costante dal 1944, quando quasi ovunque era pari allo 0%. In alcuni Paesi, come l'Italia, la crescita è lenta e discontinua, arrivando a toccare circa un terzo della presenza in Parlamento. In altri, come il Rwanda, bisogna aspettare tempi più recenti (il 1960) per vedere un cambiamento di rotta, ma in appena 64 anni il Paese è passato dal vedere nessuna donna in Parlamento a una percentuale femminile che sfiora il 64%. A livello globale, il dato è più che raddoppiato dall'inizio del nuovo millennio...
Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.
Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.
L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.




In linea di principio sono d’accordo, ma se poi ci ritroviamo con gente come von der Leyen, Kallas, Lagarde, Meloni, Mogherini ecc. non vedo dove stia tutto questo beneficio, se non la dimostrazione che malefatte, incapacità e inadeguatezze sono bipartisan e non dipendenti dal sesso
Ben detto!