L’Indipendente torna questo mese con il secondo numero del nuovo mensile: 80 pagine di contenuti esclusivi in una rivista rilegata da leggere e conservare. Inchieste che svelano i lati oscuri del potere e dell’industria, guide per un consumo critico, reportage e approfondimenti per comprendere il mondo che ci circonda. Il mensile de L’Indipendente ha come sottotitolo i tre pilastri che ne definiscono la cifra giornalistica: inchieste, consumo critico, beni comuni. Ogni parola è stata scelta con cura, racchiudendo ciò che vogliamo fare e che, a differenza di altri media, possiamo fare, perché non abbiamo padroni, padrini o sponsor da compiacere.

Questi tre punti cardinali rappresentano il nostro impegno per il giornalismo che crediamo necessario: inchieste (per svelare i lati nascosti della politica e dell’economia), consumo critico (per vivere meglio, certo, ma anche per promuovere scelte consapevoli capaci di colpire gli interessi privilegiati) e beni comuni (perché la nostra missione è quella di leggere la realtà nell’interesse dei cittadini e non delle élite oligarchiche che controllano i media dominanti). Al suo interno ci saranno poi, naturalmente, approfondimenti sull’attualità e sui temi che caratterizzano da sempre la nostra agenda: esteri, geopolitica, ambiente, diritti sociali.

Questi sono solamente alcuni degli argomenti che potrete ritrovare nel nuovo numero:

La nuova rivista de L’Indipendente è acquistabile (in formato cartaceo o digitale) sul nostro shop online, ed è disponibile anche tramite il nuovo abbonamento esclusivo alla rivista, con il quale potreste ricevere la versione cartacea a casa ogni mese per un anno al prezzo in offerta lancio di 70 euro, spese di spedizione incluse. Per riceverlo basta consultare la pagina: lindipendente.online/abbonamenti.

2 risposte

  1. Buongiorno. Leggo l’editoriale del mensile di Marzo del Direttore. Antisemitismo e post-verità. La mia impressione è che siamo in guerra. Da molto tempo. Troppo. Forse da sempre…

    Per rendermene davvero conto ho chiesto a ChatGPT, cosa sapeva dirmi di Tavistock Institute of Human Relations. Ho poi fatto tre approfondimenti relativi a: “programmi di cambiamento sociale e gestione della percezione pubblica”, “Studi su come il linguaggio e la semantica possano modificare il modo in cui le persone percepiscono la realtà” ed infine “Il concetto di “narrativa controllata”, ovvero l’uso strategico di media e istituzioni per dirigere il pensiero pubblico.” Dieci paginette in tutto. Mi è bastato. Altro che Aldous Huxley!

    Suggerisco, se non già noto, una vostro approfondimento al proposito, a supporto della mia affermazione iniziale.

    Ergo? Che fare? Occorre trovare il modo per diventare coscienti, superando gli schieramenti… per contarsi, quei pochi, perché a breve non ne avremmo più la possibilità. Grazie per l’attenzione e grazie comunque per il vostro eccellente lavoro.

    PS A supporto, un sintetico ma denso post del 12/03 di Andrea Zhok

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