martedì 13 Gennaio 2026
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Conflitto russo-ucraino: Mosca abbatte 59 droni

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Il conflitto russo-ucraino prosegue con nuove ondate di attacchi incrociati con droni. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto 59 velivoli ucraini nelle ultime ore sul territorio della Federazione, di cui 11 nell’area del Mar Nero e 10 nella regione di Krasnodar. Nella regione di Volgograd, i detriti di un drone hanno colpito un deposito di petrolio a Oktyabrsky, causando un incendio e l’evacuazione dei residenti. In Ucraina, nella regione di Dnipropetrovsk, tre persone sono rimaste ferite dopo attacchi russi notturni che hanno provocato incendi, danni alle infrastrutture e blackout.

Approvato il trattato Europa-Mercosur: decisivo il sì del governo italiano

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Dopo oltre un quarto di secolo di negoziati, l’Unione Europea ha dato il via libera all’accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), creando la più grande area commerciale al mondo con circa 700 milioni di consumatori. Il voto favorevole del governo italiano è stato determinante per raggiungere la maggioranza qualificata. Nello specifico, il trattato eliminerà la stragrande maggioranza dei dazi, promettendo miliardi di euro di risparmi per le imprese europee. Al contempo, però, scatena le proteste degli agricoltori, preoccupati dalla concorrenza, e delle organizzazioni a tutela dei consumatori, che lanciano l’allarme sul tema della sicurezza alimentare.

L’approvazione formale è arrivata dagli ambasciatori dei Ventisette riuniti nel Coreper, con i voti contrari di Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria e l’astensione del Belgio. Il sostegno di Roma, inizialmente scettica, ha quindi ribaltato gli equilibri. Soddisfatta la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha commentato: «In un momento in cui il commercio e le dipendenze vengono trasformati in armi e la natura pericolosa e transazionale della realtà in cui viviamo diventa sempre più evidente, questo storico accordo commerciale è un’ulteriore prova che l’Europa traccia la propria rotta e si propone come un partner affidabile». Von der Leyen volerà in Paraguay il 12 gennaio per la firma ufficiale.

Il via libera dell’Italia, frutto di un negoziato guidato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, è giunto dopo aver ottenuto una modifica per la tutela dei produttori nazionali. «Abbiamo migliorato un accordo che portava indubbi vantaggi per il sistema italiano industriale e agricolo ma che per alcuni settori rappresentava criticità», ha affermato Lollobrigida, sottolineando il risultato ottenuto «di abbassare la soglia del meccanismo di salvaguardia dall’8 per cento al 5 per cento e il rafforzamento del sistema dei controlli per le merci all’ingresso nell’Unione europea». Si tratta del cosiddetto “freno d’emergenza”: per prodotti sensibili come carne bovina, pollame, riso e zucchero, se le importazioni aumentano del 5% o i prezzi calano del 5%, la Commissione potrà avviare un’indagine e, in caso di rischio per il mercato UE, reimporre i dazi.

L’accordo, che rimuoverà circa il 91% dei dazi sulle merci europee verso il Mercosur e il 92% di quelli in direzione opposta, promette di far risparmiare alle aziende UE circa 4 miliardi di euro all’anno. Per l’agroalimentare europeo, l’intesa protegge 58 Indicazioni Geografiche italiane, dall’Aceto balsamico di Modena al Parmigiano Reggiano, dal Prosecco al Prosciutto di Parma, e prevede quote di importazione «molto limitate» per i prodotti sensibili. Nonostante le garanzie, l’accordo divide profondamente l’Europa e scuote il settore agricolo. All’interno della stessa maggioranza italiana, la Lega mantiene una posizione contraria. Le organizzazioni agricole esprimono forte preoccupazione, con Confagricoltura che avverte che l’accordo «nella sua forma attuale rischia di consolidare un’evidente asimmetria», mentre Copagri chiede di «vigilare sulle possibili perturbazioni di mercato». Tali preoccupazioni hanno portato migliaia di agricoltori in piazza in tutta Europa. A Milano, un centinaio di trattori ha bloccato piazza Duca d’Aosta; in Francia e Belgio, i trattori sono tornati a paralizzare gli accessi alle capitali in proteste che continuano.

Nonostante le rassicurazioni delle istituzioni europee sul rispetto degli standard sanitari e fitosanitari dell’UE per tutti i prodotti importati, persistono in particolare forti critiche sulla sicurezza alimentare. Organizzazioni di consumatori e gruppi agricoli denunciano da anni che nell’area Mercosur si utilizzano pratiche, pesticidi e metodologie di produzione non ammissibili nell’Unione Europea, con il rischio concreto che residui di sostanze proibite possano entrare nei nostri mercati in assenza di controlli. L’accordo potrebbe favorire l’ingresso nel mercato europeo di carne bovina, pollame e altri prodotti agricoli ottenuti con standard produttivi meno stringenti rispetto a quelli UE. Nei Paesi del Mercosur sono infatti consentiti OGM, pesticidi (come atrazina, clorotalonil, acefato) e ormoni della crescita vietati nell’UE, creando una forte asimmetria normativa della politica commerciale internazionale europea.

Il percorso non è però concluso. Dopo la firma, l’accordo dovrà ottenere il semaforo verde del Parlamento europeo, potenzialmente già nella sessione plenaria di Strasburgo del 20 gennaio, dove è attesa una nuova grande manifestazione di protesta. Successivamente, sarà necessaria la ratifica di tutti gli Stati membri dell’UE e dei Paesi del Mercosur perché l’accordo di partenariato entri in vigore pienamente. Intanto, l’opposizione rimane agguerrita: la Polonia ha annunciato un ricorso alla Corte di Giustizia UE, mentre in Francia il Rassemblement National di Jordan Bardella lancerà mozioni di censura. Le organizzazioni ambientaliste come Greenpeace condannano l’intesa: «Un accordo dannoso che comprometterà gli sforzi dei Paesi per affrontare l’emergenza climatica», ha dichiarato Romulo Batista, responsabile della campagna forestale di Greenpeace Brasile.

Calabria, forte scossa di magnitudo 5.1 al largo di Reggio

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Una scossa di terremoto di magnitudo 5.1 è stata registrata oggi, sabato 10 gennaio, alle 05:53 al largo della costa sud-orientale della Calabria, in provincia di Reggio Calabria, a una profondità di circa 65 chilometri. Lo rende noto l’Ingv. Il sisma è stato avvertito in gran parte della Calabria, in Sicilia orientale (Catania, Ragusa e Messina), in Puglia tra Taranto e Bari e persino a Malta. Non si segnalano danni a persone o cose: la profondità dell’evento e la distanza dalla costa hanno attenuato gli effetti. L’area rientra in una zona a elevata pericolosità sismica.

Gli USA sequestrano un’altra petroliera nel Mar dei Caraibi

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La petroliera Olina, in passato registrata come Minerva M, è stata intercettata all’alba dalla Guardia Costiera degli Stati Uniti. Si tratta della quinta nave sequestrata da Washington nell’ambito delle operazioni contro il trasporto di petrolio venezuelano colpito da sanzioni. Secondo gli Stati Uniti, la nave, già sanzionata per aver trasportato petrolio russo e battente bandiera di Timor Est, faceva parte di una cosiddetta “flotta fantasma” che tenta di eludere il blocco navale statunitense sulle esportazioni di greggio venezuelano. Il sequestro della Olina rischia di aggravare le tensioni con Mosca a pochi giorni dal sequestro della petroliera Marinera.

Lodo Mondadori, questione chiusa: Berlusconi e Fininvest perdono il ricorso alla CEDU

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La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha respinto i ricorsi presentati da Silvio Berlusconi e dalla sua holding Fininvest contro le sentenze italiane del cosiddetto “lodo Mondadori”. Con una decisione divenuta pubblica negli scorsi giorni, i giudici europei hanno stabilito che non ci furono violazioni del diritto a un equo processo né della presunzione di innocenza nel maxi-risarcimento da oltre 540 milioni di euro che Fininvest fu costretta a versare alla Cir di Carlo De Benedetti. Questo verdetto sigilla, dopo trent’anni e dopo la morte di Berlusconi, una delle vicende giudiziarie più emblematiche della storia italiana, nata dalla guerra per il controllo della casa editrice Mondadori tra due colossi del capitalismo italiano.

Il verdetto della CEDU ha chiuso una vicenda affonda le radici negli anni Ottanta, durante la battaglia per l’acquisizione della prestigiosa casa editrice. Dopo un iniziale lodo arbitrale favorevole a De Benedetti, la Corte d’Appello di Roma, con una sentenza del 24 gennaio 1991 redatta dal giudice Vittorio Metta, annullò tale decisione, spianando di fatto la strada a Silvio Berlusconi. Le successive indagini dei pm e una sequela di sette processi penali conclusisi nel 2007, accertarono in via definitiva che quella sentenza era stata la conseguenza di un’azione corruttiva. L’avvocato di Berlusconi (e poi ministro) Cesare Previti, insieme ad altri legali, fece infatti pervenire 400 milioni di lire in contanti al giudice Metta, denaro proveniente da bonifici di conti Fininvest esteri. Per questa corruzione in atti giudiziari, Metta e Previti furono condannati. Berlusconi, invece, riuscì a salvarsi grazie alla prescrizione: nel 2001, quando era presidente del Consiglio, gli furono infatti concesse le attenuanti generiche. La motivazione è che aveva agito «nell’ambito di un’attività imprenditoriale le cui zone d’ombra non possono condurre a una preconcetta valutazione ostativa».

Chiuso il capitolo penale, si aprì quello civile. La Cir di De Benedetti chiese e ottenne il risarcimento del danno subito. Nel 2009 il giudice Raimondo Mesiano condannò Fininvest a pagare 750 milioni di euro, cifra poi ridotta in appello a 560 milioni e confermata in via definitiva dalla Cassazione nel 2013 a circa 540 milioni. Nelle motivazioni, i giudici civili scrissero che era «fuori da ogni plausibile logica» che Previti avesse mosso somme così ingenti all’insaputa del «dominus» della società, ovvero Berlusconi, definendo l’illecito una tangente «per immedesimazione organica». Proprio contro queste espressioni e contro l’intera procedura civile si rivolsero, nel 2014, sia Berlusconi sia Fininvest alla CEDU. Il Cavaliere lamentava la violazione della presunzione di innocenza, sostenendo che i giudici civili gli avessero di fatto attribuito una responsabilità penale nonostante il proscioglimento. Fininvest contestava invece l’iter processuale, argomentando che la condanna al risarcimento fosse avvenuta senza una formale revoca della sentenza del 1991.

La Corte di Strasburgo ha respinto tutte le doglianze principali. Nel ricorso di Berlusconi (proseguito dagli eredi dopo la sua morte nel 2023), ha stabilito che i giudici italiani «non hanno attribuito alcuna responsabilità penale» a Berlusconi e quindi non ne hanno violato la presunzione di innocenza. Sul ricorso di Fininvest, la CEDU ha ritenuto che la scelta procedurale della Cir fosse legittima e che i giudici nazionali avessero raggiunto «un giusto equilibrio», con sentenze «immuni da vizi di arbitrarietà» e fondate su perizie tecniche. L’unica violazione riscontrata – assai marginale – concerne le spese processuali: la Cassazione italiana non motivò sufficientemente la condanna di Fininvest a pagare 900.200 euro per le spese del giudizio. Tuttavia, la CEDU ha precisato che questa carenza non ha inficiato l’equità del processo nel suo complesso.

Golden Power: il Senato approva nuove regole per proteggere le aziende nazionali

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Il Senato ha dato il primo via libera alla riforma del Golden Power, inserita nel decreto Transizione 5.0, con l’obiettivo di rafforzare la tutela delle imprese strategiche nazionali e rendere lo strumento più coerente con i rilievi della Commissione europea. Il provvedimento interviene sulla disciplina vigente, ampliando i criteri che giustificano l’esercizio dei poteri speciali del Governo e includendo anche la “sicurezza economica e finanziaria” tra gli interessi da proteggere, accanto alla sicurezza e all’ordine pubblico. Una delle principali novità riguarda le operazioni nei settori finanziario, creditizio e assicurativo: in questi casi, l’attivazione del Golden Power è subordinata alla conclusione dei procedimenti delle autorità europee competenti, come la BCE e la Commissione UE, al fine di evitare sovrapposizioni di competenze e possibili contenziosi con Bruxelles.

Nella sua lotta alla pirateria, AGCOM multa Cloudflare per 14 milioni di euro

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Cloudflare, colosso statunitense che fornisce servizi di rete e hosting a una vasta parte del web, è stato sanzionato con una multa da 14 milioni di euro dall’Autorità garante per le comunicazioni (AGCOM). La decisione riguarda la violazione delle norme italiane in materia di antipirateria: secondo l’Autorità, nonostante le richieste di rimuovere determinati contenuti illeciti, l’azienda “ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illegali”. La decisione, adottata dal Consiglio dell’Autorità nella seduta del 29 dicembre 2025, ma notificata alla società solo ieri, giovedì 8 gennaio 2026, riguarda l’inottemperanza all’ordine impartito con la delibera n. 49/25/Cons del 18 febbraio 2025. Si trattava della richiesta di oscurare alcune pagine in applicazione del sistema noto come Piracy Shield, ovvero lo “scudo anti‑pezzotto” donato e promosso dalla Lega Serie A al fine di contrastare la trasmissione illegittima delle partite di calcio.

“Era stato chiesto alla Società, in quanto fornitore di servizi della società dell’informazione coinvolto nell’accessibilità di contenuti diffusi illecitamente, di provvedere alla disabilitazione della risoluzione Dns dei nomi di dominio e dell’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi Ip segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield, o comunque di adottare le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente”, sostiene il comunicato diffuso da AGCOM. 

L’Autorità indipendente ha ordinato a Cloudflare di rendere inaccessibili alcuni indirizzi di rete, ma l’azienda ha evitato di dare seguito alla richiesta. Non si tratta però di un semplice atto di resistenza isolato, bensì l’ultimo capitolo di un’escalation di tensioni che va ormai avanti dal 2023, anno dell’introduzione della piattaforma di blocco dell’antipirateria. Sul piano formale, AGCOM sostiene che Cloudflare sia un mero intermediario tecnico tenuto a eseguire senza obiezioni gli ordini ricevuti. L’azienda rivendica di contro il proprio ruolo di infrastruttura globale che deve mantenere neutralità e sottolinea le numerose criticità — già ampiamente note — legate all’applicazione concreta dello strumento.

Per come è stato concepito, il Piracy Shield è una soluzione approssimativa e grossolana, che in passato ha già mostrato la tendenza a intrappolare tra le proprie maglie migliaia di siti del tutto estranei alla diffusione di contenuti piratati. Si tratta di un meccanismo di oscuramento che, non essendo adeguatamente notificato, è capace di colpire soggetti e aziende senza che questi se ne accorgano immediatamente, con conseguenti danni alla loro visibilità online. Persino Google Drive, nel 2024, era finito tra le vittime collaterali della misura antipirateria.

La Commissaria Elisa Giomi, da tempo vocalmente critica nei confronti delle modalità operative della piattaforma antipirateria, si è opposta alla sanzione, tuttavia il suo voto contrario non è bastato a fermare l’azione dell’AGCOM, la quale ha comunque inflitto a Cloudflare una multa significativa. La normativa antipirateria consente infatti di applicare sanzioni fino al 2% del fatturato globale di un’azienda; nel caso di Cloudflare, l’Autorità ha scelto di comminare una cifra pari all’1% dei ricavi dichiarati per il 2024. Non un semplice colpo di avvertimento, insomma.

A Milano i trattori tornano in piazza contro il Mercosur

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La maggioranza dei Paesi UE ha dato il prima via libera alla firma dell’accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur, che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Intanto, a Milano decine di trattori hanno bloccato il traffico in piazza Duca d’Aosta per protestare contro l’intesa. Agricoltori e allevatori da tutta Italia, con bandiere tricolori e cartelli come “Difendiamo il Made in Italy”, chiedono garanzie su prezzi, controlli e tutela del reddito agricolo, denunciando che l’accordo favorirebbe importazioni a basso costo e speculazione dannosa per produttori e consumatori. La mobilitazione è promossa da Riscatto Agricolo Lombardia, Coapi e altri sindacati di settore.

La guerra delle multinazionali farmaceutiche: Bayer denuncia Pfizer e Moderna

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Dopo che le grandi case farmaceutiche hanno guadagnato miliardi di dollari dalla vendita dei vaccini anti Covid-19, si è scatenata una guerra intestina tra i colossi del settore relativa alla proprietà intellettuale della “nuova” tecnologia basata sull’RNA messaggero. In particolare, Bayer ha denunciato Moderna, Pfizer e Johnson & Johnson (J&J) per avere utilizzato questa tecnologia già brevettata e sviluppata negli anni Ottanta dalla multinazionale dei pesticidi e prodotti agricoli Monsanto, per rafforzare l’mRNA nelle colture, rendendole più resistenti ai parassiti. La Monsanto è stata rilevata dalla Bayer nel 2018, per questo l’azienda farmaceutica tedesca ora rivendica il diritto d’autore sulla tecnologia, e quindi quello a ricevere royalties su tutte le vendite passate e future dei vaccini ad mRNA. Le cause intentante dal colosso tedesco contro le aziende rivali non arrivano in un momento qualunque, ma in una fase di ristrutturazione interna del colosso farmaceutico, in cui peraltro l’azienda deve affrontare ingenti perdite e contenziosi legati all’attività della controllata.

Nel dettaglio, le cause sono state depositate in due tribunali federali statunitensi: nel Delaware contro Moderna e contro il duo Pfizer-BioNTech, e nel New Jersey contro Johnson&Johnson. Secondo quanto denunciato da Bayer, infatti, la tecnologia sviluppata dalla sua controllata sarebbe stata determinante per risolvere il problema dell’instabilità dell’mRNA, responsabile della scarsa espressione proteica, e anche per il vaccino tradizionale a vettore virale di J&J. Risolvere questa criticità avrebbe migliorato la «capacità dei vaccini di conferire immunità al virus». Monsanto aveva depositato la domanda di brevetto nel 1989 e l’Ufficio brevetti e marchi l’aveva infine concesso nel 2010. Sei anni dopo, nel 2016, Bayer ha acquistato Monsanto per 66 miliardi di dollari. Su queste basi, il colosso – che non è coinvolto nello sviluppo dei vaccini contro il Covid-19 – ha chiesto un risarcimento non specificato e una percentuale sulle vendite passate e future dei sieri a mRNA. Come riporta l’agenzia di stampa Reuters, secondo i resoconti aziendali, Pfizer e BioNTech hanno guadagnato più di 3,3 miliardi di dollari di fatturato dalle vendite globali del loro vaccino Comirnaty nel 2024, mentre Moderna ha guadagnato 3,2 miliardi di dollari dal suo Spikevax.

Non è comunque la prima volta che si verificano contenziosi legali tra le multinazionali farmaceutiche per i brevetti della tecnologia a mRNA: già nel 2022, ad esempio, Moderna ha intentato una causa contro Pfizer-BioNtech, sostenendo di essere stata la prima a scoprire l’efficacia dell’mRNA nel produrre anticorpi neutralizzanti e depositando dei brevetti per tutelare queste scoperte. Tuttavia, il Patent Trial and Appeal Board (PTAB) dell’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti ha stabilito che le rivendicazioni sulle presunte scoperte dell’azienda per produrre il vaccino contro il COVID-19 sono «non brevettabili», dando ragione a Pfizer-BioNtech. Allo stesso tempo anche CureVac e GSK hanno intrapreso cause simili legate alla proprietà intellettuale dell’mRNA.

Per quanto riguarda il contenzioso aperto da Bayer, invece, al momento Pfizer, BioNTech e Johnson & Johnson non hanno rilasciato dichiarazioni, mentre un portavoce di Moderna ha affermato che l’azienda si difenderà. Come anticipato, nel caso in questione, le cause arrivano in un momento difficile per la multinazionale farmaceutica tedesca: Bayer deve affrontare perdite e contenziosi legati alle attività di Monsanto, compresi oltre 67.000 procedimenti legali negli Stati Uniti relativi all’uso del glifosato da parte dell’azienda. La società punta così a usare la proprietà intellettuale come leva economica, mentre al contempo sviluppa nuovi prodotti per assicurarsi i ricavi futuri.

In generale, mentre le discussioni e gli studi sull’efficacia e gli eventuali effetti collaterali dei vaccini a mRNA sono ancora in corso, il settore è attraversato da una sorta di guerra di tutti contro tutti per aggiudicarsi la proprietà intellettuale e, dunque, i ricavi sulle nuove tecnologie, confermando come l’interesse per i profitti sia prioritario per le grandi società farmaceutiche.

Tempesta Goretti: al buio oltre 500mila case in Francia e Regno Unito

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La tempesta Goretti sta colpendo duramente diverse regioni di Francia e Regno Unito, con venti molto forti, piogge intense e nevicate che da giovedì interessano vari paesi europei. Le conseguenze più gravi riguardano l’energia elettrica: in Francia circa 380mila abitazioni sono senza luce, di cui 226mila in Normandia. Nel Regno Unito l’elettricità è stata ripristinata a 148mila case, ma altre 44mila risultano ancora al buio, soprattutto nel centro e sud-ovest dell’Inghilterra. La tempesta sta inoltre causando pesanti disagi ai trasporti stradali, ferroviari e aerei.